Pasquale Scotti, latitante da 31 anni e inserito nella top ten dei latitanti italiani più pericolosi, è stato arrestato a Recife, in Brasile. Nelle ultime ore la notizia è balzata su tutti i giornali, locali e nazionali. Il superlatitante è stato catturato grazie alle soffiate di alcuni collaboratori di giustizia. «Sono io, mi avete preso. Ma quel Pasquale Scotti non esiste più», queste sembrano essere state le prime parole del boss agli uomini della polizia federale brasiliana, che lo hanno trovato stamattina, grazie alla collaborazione con la squadra mobile di Napoli e con l’Interpol, dopo anni di ricerche e indagini mai interrotte. Pasqualino Scotti, la faccia pulita della batteria di fuoco della Nco, era conosciuto ai più con il nome di “ ‘o ‘ngegnere” ma soprattutto con quello di “Pasqualino ‘o collier”, per aver regalato un collier alla signora Immacolata, moglie di Raffaele Cutolo. E proprio dopo il trasferimento di Cutolo al carcere dell’Asinara e il maxi-blitz del giugno 1983 è toccato a lui il delicatissimo compito di riorganizzare le fila della Nco. È accusato di essere il mandante dell’omicidio di Giovanna Matarazzo detta Dolly Peach, una ballerina di un night club romano legata sentimentalmente a Vincenzo Casillo. Il 17 dicembre 1983 viene arrestato a Caivano grazie ad un’operazione diretta dall’allora capo della squadra mobile Franco Malvano. Numerosissimi i capi di accusi a lui rivolti: omicidi, estorsioni, riciclaggio, controllo del traffico di stupefacenti. Nel corso della detenzione, sembra decidere di collaborare, rivelando diversi aspetti della NCO, l’organizzazione cui era affiliato. Ma si tratta di una collaborazione che si rivela subito fittizia. Scotti evade, infatti, la notte di Natale del 1984 dall’ospedale civile di Caserta dove era stato ricoverato per una ferita alla mano.
